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Se quella da Covid 19 fosse una malattia esclusivamente pediatrica, con gli effetti che conosciamo, lievi o addirittura impercettibili nella stragrande maggioranza dei casi infantili, ma non contagiosa per gli adulti, come sarebbe trattata la questione della vaccinazione dei bambini? Lo sappiamo tutti: si andrebbe coi piedi di piombo. Probabilmente un vaccino non sarebbe ancora stato trovato – perché lo si sarebbe cercato, comprensibilmente, con un investimento molto minore di risorse e perché la validazione della sua sperimentazione avrebbe seguito l’iter normale e non quello accelerato, ma se fosse già stato messo a punto sarebbe in corso un libero e civile dibattito tra i medici sull’opportunità o meno di somministrarlo a tutti i bambini, non essendo affatto chiaro se la stima dei costi e dei benefici lo renda conveniente o meno per i piccoli pazienti. Le case farmaceutiche eserciterebbero la loro comprensibile e legittima pressione per la vaccinazione di massa ma tale pressione sarebbe bilanciata da adeguati contrappesi; vi sarebbero medici favorevoli, ma altri, ritenendo che non convenga far correre ai bambini il rischio, sia pur statisticamente modesto, di incorrere nei possibili effetti avversi del vaccino a fronte di un decorso quasi sempre molto benigno della malattia, sconsiglierebbero di farlo; le autorità regolatrici adotterebbero una linea di prudenza, in attesa di avere più informazioni; i genitori, infine, eserciterebbero in libertà il loro diritto-dovere di prendersi cura dei figli scegliendo se vaccinarli o meno senza essere per questo stigmatizzati.

La ragione per cui le cose stanno andando in maniera ben diversa e già si preannuncia una massiccia campagna propagandistica per la vaccinazione di massa dei minori di 12 anni, mentre non è affatto escluso che anche nei loro confronti possano essere introdotte misure di coercizione indiretta come quelle che sono state adottate per gli adulti, è evidente: non è in gioco esclusivamente il bene dei bambini, ma anche (e forse soprattutto) un interesse degli adulti. Questo è il dato con il quale occorre confrontarsi seriamente, valutandone la novità e la rilevanza etica.

Per quanto si dica il contrario, è evidente che il vero motivo per cui si pretende la vaccinazione di massa dei bambini è che da essa si pensa di ricavare un vantaggio per la salute pubblica in termini generali (con un beneficio che in proporzione è molto maggiore per gli adulti, e specialmente per gli anziani, rispetto ai bambini stessi). Poco importa che sia quantomeno incerto se la vaccinazione sia, in termini di costi e benefici, vantaggiosa per i piccoli. Per dirla in modo sgradevole, ma sostanzialmente vero, si impone ai piccini un sacrificio per il bene di tutti, ma soprattutto dei grandi.

In un certo senso non è affatto una novità: nel corso della storia lo sfruttamento dei bambini a vantaggio degli adulti è sempre esistito (come parte del più generale fenomeno dello sfruttamento dei piccoli a vantaggio dei grandi). Mai però lo si era eretto a principio generale: le società tradizionali sapevano infatti che, quando si è messi alle strette, tocca agli adulti (e in primis agli anziani) sacrificarsi, non ai bambini. Non fosse altro che per una questione di sopravvivenza del gruppo.

Noi, invece, ora dovremmo considerare normale iniettare nei bambini un vaccino che forse per loro non sarebbe davvero così conveniente ricevere e che in qualche caso potrebbe causare dei danni, perché serve a noi adulti.

Io credo che dovremmo pensarci molto bene, prima di fare una cosa del genere. È un precedente pericoloso.