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Scrivo queste righe sotto l’effetto di quanto ho appena appreso da questo articolo di Sandro Magister, di cui consiglio la lettura:

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2022/11/23/libero-aborto-fino-al-quinto-mese-un-vescovo-e-un-teologo-spiegano-perche/.

Confesso di essere allibito, per non dire tramortito, di fronte al monstrum di una tale eclissi della ragione nella mente di un vescovo della chiesa cattolica (molto anziano ma, a quanto mi risulta, ancora mirabilmente vivace e attivo) e di un rinomato teologo. Date le conoscenze scientifiche di cui attualmente tutti possono facilmente disporre almeno a grandi linee, sapendo che cos’è un embrione non esiste al mondo alcuna possibilità che una persona che fa un uso corretto e onesto della ragione possa negare che sin dal momento del concepimento siamo in presenza di un individuo appartenente alla specie umana; cioè di un uomo nel primo stadio del suo sviluppo. Per negarlo, come quel vescovo e quel teologo fanno, bisogna divorziare dalla ragione.

Divorziare dalla ragione, cioè dal logos. Cioè, in ultima analisi, separarsi dal Logos. La crisi attuale della chiesa è, purtroppo, in molti casi il prodotto di uno spaventoso deficit cognitivo prima e più che di incoerenze morali. Che la tesi aberrante proposta da quel vescovo e da quel teologo non abbia suscitato alcuna reazione, come Magister nota alla fine del suo articolo, è piuttosto impressionante. Apostati dall’intelletto (che è uno dei sette doni dello Spirito Santo!): ecco ciò che stiamo diventando noi cattolici.

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