Tag

, ,

L’altra sera si è svolto l’incontro con Pierpaolo Donati e Giulio Maspero, autori del libro Dopo la pandemia. Rigenerare la società con le relazioni, che nei giorni scorsi avevo promosso, riportandone anche alcuni estratti qui nel blog. Chi fosse interessato, può trovare il video qui: https://www.youtube.com/watch?v=XqjJf7OLo6k&t=2951s.

È stata una conversazione molto interessante e spero utile per gli ascoltatori, ma ripensandoci mi faccio una colpa di non aver “alzato la palla” che don Giulio avrebbe schiacciato magistralmente: per questo mio difetto, il punto fondamentale della questione di cui si sarebbe dovuto parlare, la matrice trinitaria, è rimasto un po’ in ombra, per così dire sullo sfondo del dialogo. Invece la Trinità c’entra con tutto quello che viviamo, compresa la pandemia.

In verità, il mistero trinitario è il più importante argomento su cui bisogna meditare – qualcuno potrebbe dire che in definitiva è il solo su cui valga veramente la pena di spendere tempo ed energie – perché in esso è la chiave per affrontare tutte le altre questioni fondamentali, nessuna esclusa: senza la rivelazione dell’essenza trinitaria di Dio, infatti, tutti gli altri misteri della fede (e della vita) sarebbero destinati a restare per noi incomprensibili o essere da noi tragicamente fraintesi. Non sarebbe possibile un approccio cognitivo adeguato né alla Creazione, né all’Incarnazione, né alla vita della Chiesa. Di più: senza Trinità non si capisce neanche la natura dell’uomo e della società umana. Per questo Donati, credo unico o quasi fra i grandi sociologi contemporanei, parla esplicitamente di «matrice teologica della società» (che è anche il titolo di un suo importante libro del 2010) e nella conclusione del suo intervento sulla pandemia, vista come «epifania delle relazioni e opportunità di trascendenza», rivolge un preciso appello alla ragione teologica: «proprio nel bel mezzo della vita ordinaria, dobbiamo saper elevare le cose della terra, in sé buone, al loro valore trascendente. […] Questo scenario ci indica un cambiamento di cultura e perfino di civiltà, che si potrà realizzare se sapremo abbandonare la matrice teologica moderna, di carattere individualistico, soggettivistico e utilitaristico, che è sorta dall’abbandono, e anzi dal rovesciamento storico, della matrice teologica cattolica avvenuto nel XVI secolo. Nel panorama delle grandi religioni mondiali, la matrice teologica cristiana delle origini è l’unica ad essere intrinsecamente e sostanzialmente relazionale, ma bisogna comprenderla nelle sue verità ultime, ed evitare le deviazioni dalle sue sorgenti fontali» (p.67)

Ora, la verità ultima che Dio rivela su di sé è che Egli è Amore, cioè eterna generazione amorosa del Figlio dal Padre, e questa relazione è essa stessa una Persona, lo Spirito Santo, che – come diciamo bene noi cattolici – «procede dal Padre e dal Figlio». Questo cambia tutto. Ma quando mai ci capita di trovare uno che ce lo spiega? Nel libro, don Giulio Maspero dice cose preziose circa la radicale differenza tra il modo in cui le religioni e le filosofie antiche parlano dell’origine del mondo e come ne parla il racconto biblico, e sulla «matrice relazionale» che in quel racconto si rivela (pp. 81-96), ma l’altra sera avrei potuto chiedergli di scavare ancora un po’ di più in quel terreno. Sarà per un’altra volta. Intanto, chi può legga il libro.