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È stato appena pubblicato dalla Santa Sede un documento della Penitenzieria Apostolica che è come un’insperata boccata di aria fresca e di sana dottrina. In esso il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, ribadisce, illustrandone il fondamento teologico, il principio dell’inviolabilità assoluta del sigillo sacramentale della confessione.

Il testo integrale della nota (che non è troppo lungo), si può leggere qui: http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2019/07/01/0565/01171.html. Un buon sunto giornalistico qui: https://www.lastampa.it/2019/07/01/vaticaninsider/il-vaticano-no-a-leggi-che-violano-il-segreto-confessionale-aNy4i8Nktidu3eqgZrggMK/pagina.html.

L’intervento della Penitenzieria appare motivato da una giusta percezione del clima culturale, sociale e politico ormai vigente anche in molti paesi considerati democratici e liberali, e del grave pericolo che la libertà di professare la fede cristiana vi corre. Sull’onda, e con il pretesto dello scandalo per gli abusi sessuali commessi da membri del clero, in diversi stati si stanno promuovendo iniziative legislative volte, per dirla in modo un po’ brutale ma sostanzialmente esatto, a criminalizzare il segreto confessionale. È possibile, se non probabile, che prima o poi vadano in porto. Non stupiamoci di nulla.

Del resto, anche qui in Italia – dove per ora non c’è in atto un tentativo del genere – abbiamo appena assistito all’incresciosa vicenda di un vescovo, colpevole di nulla, le cui conversazioni private sono state a lungo intercettate per ordine dell’autorità giudiziaria e poi divulgate, per decisione non si sa di chi (!?), e usate per una campagna mediatica contro di lui, fino ad indurlo alle dimissioni. In quelle conversazioni, ovviamente, non potevano esserci colloqui sacramentali – la chiesa, infatti, nella sua saggezza!, non ha mai ammesso che la confessione possa avvenire se non in forma diretta, da bocca a orecchio, senza l’intervento di alcun medium – ma potevano sicuramente esserci  scambi che rientrano in quello che per il documento vaticano è «il cosiddetto “foro interno extra-sacramentale”, sempre occulto, ma esterno al sacramento della Penitenza. Anche in esso la Chiesa esercita la propria missione e potestà salvifica: non rimettendo i peccati, bensì […] occupandosi di tutto ciò che riguarda la santificazione delle anime e, perciò, la sfera propria, intima e personale di ciascun fedele. Al foro interno extra-sacramentale appartiene in modo particolare la direzione spirituale, nella quale il singolo fedele affida il proprio cammino di conversione e di santificazione a un determinato sacerdote, consacrato/a o laico/a. […] Anche questo particolare ambito, perciò, domanda una certa qual segretezza ad extra, connaturata al contenuto dei colloqui spirituali e derivante dal diritto di ogni persona al rispetto della propria intimità (cf. can. 220 CIC). Per quanto in modo soltanto “analogo” a ciò che accade nel sacramento della confessione, il direttore spirituale viene messo a parte della coscienza del singolo fedele in forza del suo “speciale” rapporto con Cristo, che gli deriva dalla santità di vita e – se chierico – dallo stesso Ordine sacro ricevuto».

I preti (e i vescovi) si portino avanti con il lavoro e si preparino ad andare in galera, se necessario, per difendere la confessione e la direzione spirituale. Se lo faranno, il sacrificio sarà ricompensato: torneranno le file davanti ai pochi confessionali rimasti.