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Mentre nella ricca Germania un gruppo di donne che si ritengono cattoliche era impegnato nello “sciopero della messa” (senza che i ricchi vescovi della ricca Germania avessero a quanto pare granché da eccepire), perché, in sostanza, vogliono più potere nella chiesa, e mentre a Roma un cardinale, elemosiniere del papa, essendo giustamente sensibile alle condizioni di disagio in cui vivono alcune famiglie che da alcuni anni occupano abusivamente uno stabile nella città, era impegnato non a sollecitare una soluzione legale (o magari risolvere direttamente) tale difficile situazione, bensì a manomettere illegalmente un contatore, agendo con la logica e secondo le modalità del movimento antagonista dei centri sociali …

nel poverissimo Burkina Faso un gruppo di  jihadisti musulmani ha fatto irruzione nella chiesa del Beato Isidore Bakanja a Dablo, uccidendo il sacerdote  Siméon Yampa, di 34 anni, e altre cinque persone all’inizio della messa.

Osservazioni: 1. L’avvenimento più importante di quest’ora è il terzo. Ancora una volta Cristo, nella persona di un suo sacerdote e del suo popolo sacerdotale, versa il suo sangue per la salvezza di chi crede e si affida a Lui. Sempre più spesso, infatti, ai nostri giorni la forma in cui la santa messa rende attuale l’unico sacrificio di Cristo sulla croce non è più quella incruenta a cui siamo “abituati” nei paesi di vecchia cristianità, ma è una forma cruenta.  Andare a messa, come ho scritto altre volte, in molti paesi del mondo è pericoloso. Ma andare a messa, se si comprende che cosa significa, è sempre una questione di vita o di morte. A messa, scorre sempre del sangue.

2. Se in Germania lo capissero, quelle povere donne non avrebbero inscenato la blasfema e triste trovata dello “sciopero della messa”, tanto più squallida se viene messa a paragone – come la coincidenza temporale obbliga a fare – con il sacrificio dei fedeli del Burkina Faso. Più ancora che a quelle poverette, tuttavia, io do la colpa ai vescovi e ai  preti di quel paese, che hanno nel corso dei decenni dis-educato dei laici così. Il Signore ha voluto dare alla Francia il terribile privilegio di essere, col martirio di padre Hamel, ammonita a riscoprire il significato  e il valore della santa messa. Non alla Germania. Non ancora.

3. Non nascondiamoci dietro un dito: quel che ha fatto l’elemosiniere del papa, di tutta evidenza lo ha fatto il papa attraverso di lui. Se si accetta questo dato (non formale, ma sostanziale), credo che come cattolici ci si trovi in un certo imbarazzo. Ognuno lo risolverà come crede: per quanto mi riguarda, il rispetto dovuto alla sede apostolica, chiunque la occupi, mi impone il riserbo. Però credo che ciascuno possa riflettere, in cuor suo, sul peso di questo precedente e chiedersi se sia bene che nel nome del papa si agisca, ripeto, con la logica e la modalità dei centri sociali. Perché questo è il punto, non il soccorso a chi si trova in stato di bisogno (che poteva essere portato in diversi altri modi).

4. Dei tre fatti che “il caso” (?) ha fatto coincidere temporalmente, ovviamente quello che ha la minore attenzione dei media è il sacrificio eucaristico in Burkina Faso. Da parte loro non stupisce, perché non capiscono nulla della realtà. Se così fosse anche da parte di noi cattolici, sarebbe invece un altro segno preoccupante della nostra perdita di autocoscienza.