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Dicevamo ieri che Agostino, in serm. 14, si pone la domanda “chi è il povero?” che Gesù nel vangelo proclama beato e, nella prima parte dell’omelia mette in chiaro un primo punto fondamentale: la ricchezza è superbia e la povertà è umiltà. Il peccato sta nella superbia (che normalmente, e direi quasi inevitabilmente, si accompagna alla ricchezza), non in sé e per sé nella proprietà di beni materiali; e l’essenza della povertà (più precisamente, il suo valore morale e teologico) consiste nell’umiltà, non nell’indigenza.

Il discorso prosegue così:

«3. Ma ecco ora un mendicante, spossato per la debolezza, coperto di stracci, languente di fame. Mi risponderà dicendo: “A me spetta il regno dei cieli (Mihi debetur regnum caelorum). Io sono simile a quel famoso Lazzaro che giaceva piagato davanti alla casa del ricco, i cui cani leccavano le sue ferite, e chiedeva di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla mensa del ricco. Io somiglio di più a lui – continua -, a coloro che sono nella stessa nostra condizione appartiene il regno dei cieli ( nostrum genus est, cui debetur regnum caelorum), non a quegli uomini che vestono di porpora e bisso e banchettano ogni giorno lautamente. Così era infatti quel tale, davanti alla cui casa giaceva il povero piagato. […] Distinguiamo quindi – conclude – i poveri e i ricchi. Perché mi esorti ad intendere altri significati? Si vede bene chi sono i poveri, si vede chi sono i ricchi (Aperti sunt pauperes, aperti sunt divites)».

Il linguaggio assertivo e persino sfrontato di questo “povero” potrebbe ricordarci quello di certi odierni “rappresentanti dei poveri”, teologi della liberazione, teologi del pueblo o che altro sianno, i quali magari non sono di solito materialmente poveri in prima persona, ma essendosi eletti portavoce dei diseredati  godono ipso facto della stessa intangibilità che, nel discorso pubblico contemporaneo, spetta di diritto ai loro rappresentati. Guai a chi obietta che c’è differenza tra indigenza materiale e povertà in senso spirituale: a che pro fare tante distinzioni? È evidente chi sono i poveri e chi sono i ricchi, e chi si mette a sottilizzare è solo un “ricco” (una volta si sarebbe detto: un borghese) in cerca di alibi.

Come facevo notare ieri, Agostino non aveva di questi complessi (benché vivesse nell’Africa a maggioranza donatista, flagellata dai circumcelliones). Ecco come risponde per le rime al mendicus così sicuro di sé:

«Ascolta la mia risposta alla domanda che mi hai fatto, signor povero (domne pauper). Quando dici di essere come quel santo ulceroso, temo che, nella tua superbia tu non sia quello che dici di essere. Non condannare i ricchi misericordiosi, i ricchi umili e, per dirla in breve, non condannare i ricchi poveri, come ho già detto sopra. O povero, sii anche tu povero; povero, cioè umile! (O pauper, esto et tu pauper; pauper, id est humilis). Se infatti il ricco è divenuto umile, quanto più il povero deve essere umile! Il povero non ha di che inorgoglirsi, il ricco ha l’orgoglio da combattere. Ascoltami perciò: sii un vero povero, sii virtuoso, sii umile. Se ti glori di questa povertà fatta di cenci e di piaghe, perché tale fu Lazzaro che giaceva, sprovvisto di ogni cosa, davanti alla casa del ricco, guardi soltanto al fatto che fu povero e non guardi a nient’altro. “A che cosa – mi risponde – debbo guardare?”. Leggi la Scrittura e vi troverai quanto vado dicendo. Lazzaro fu povero; Abramo, nel cui seno egli venne trasportato, fu ricco. Accadde che quel povero morì e fu portato dagli angeli  Dove? Nel seno di Abramo, cioè nel recesso ove era Abramo. […] Leggi o, se non sai leggere, ascolta quando si legge e osserva come Abramo fu ricchissimo sulla terra, in oro, argento, famiglia, bestiame, possedimenti. E tuttavia pur essendo ricco, fu povero, perché fu umile. Fu infatti umile: Credette Abramo in Dio e gli fu computato a giustizia . Venne giustificato per la grazia di Dio, non per la propria presunzione. Era fedele, agiva rettamente. Gli venne comandato di immolare il figlio e non esitò ad offrire ciò che aveva ricevuto a colui dal quale l’aveva ricevuto . Fu provato da Dio, fu costituito modello della fede. Già era conosciuto da Dio, ma doveva essere additato a noi. Non si inorgoglì delle sue opere buone perché, pur essendo ricco, era povero». [Agostino, serm. 14,3-4].