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È molto diffusa oggi tra i cristiani, e si potrebbe quasi dire che predomina, un’idea dei poveri che nella sua genesi è sociologicamente ed economicamente determinata, ma assume nei suoi effetti un peso teologico molto rilevante. «Beati i poveri» è un principio evangelico di fondamentale importanza, ma la sua proclamazione non ci esime dal dovere di chiederci chi siano i poveri. Il clima culturale dominante, anche dentro la chiesa, lo vieta, essendo obbligatorio affermare che i poveri che il vangelo proclama beati sono tout court coloro che mancano di mezzi materiali, gli sfruttati, gli emarginati. Qualunque ulteriore precisazione (per non parlare di veri e propri distinguo) sarebbe bollata come un’intollerabile strumentalizzazione, di cui sentirsi in colpa e vergognarsi. I poveri sono buoni e santi, per definizione, e chi si azzarda a mettere in discussione questo dogma, tanto più se lui stesso non è economicamente povero, deve tacere e pentirsi.

I Padri non avevano di questi complessi, quindi erano più liberi di parlare, e di dire anche cose un po’ “strane” e sconvenienti, per il nostro udito formato al politicamente corretto, come quelle che troviamo in questa omelia tenuta da Agostino a Cartagine.

«1. Abbiamo cantato al Signore dicendo: In te si abbandona il povero, tu sarai il soccorso dell’orfano [Salmo 9,14]. Cerchiamo chi è il povero, cerchiamo chi è l’orfano. Non desti meraviglia il fatto che invito a cercare ciò che vediamo ovunque e sperimentiamo esserci in abbondanza. Non sono tutti i luoghi pieni di poveri? Non sono tutti i luoghi pieni di orfani? E tuttavia in ogni luogo cerco l’orfano. Anzitutto debbo dire alla vostra Carità [Agostino adopera questa espressione per indicare il suo uditorio] che quanto riteniamo per povero non è ciò che cerchiamo. I poveri, di cui parlano i comandamenti di Dio e a cui si fanno le elemosine, dei quali sappiamo che sta scritto: Metti l’elemosina nel cuore del povero, ed essa pregherà per te il Signore [Eccl. 29,15], questo genere di uomini abbonda, sì, ma il povero di cui si parla nel salmo è da intendersi in senso più profondo. Il povero di cui qui si parla riguarda quel genere di uomini dei quali è stato detto: Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli [Mt 5,3]. Ci sono poveri che non hanno denaro, che trovano appena il cibo quotidiano, così bisognosi della compassione e dell’aiuto altrui, che neanche si vergognano di mendicare; se di costoro fosse stato detto: In te si abbandona il povero, che faremmo noi che non ci troviamo in tali condizioni? Noi cristiani non siamo dunque gente che si abbandona in Dio? E che altra speranza ci rimarrebbe, se non fossimo degli abbandonati in colui che non ci abbandona

2. Imparate perciò ad essere poveri e ad abbandonarvi in Dio, o miei compagni di povertà! È ricco chi è superbo (Dives est, superbus est). Infatti anche nell’abbondanza dei beni di questa terra, che comunemente si chiamano ricchezze, alle quali si oppone quella che comunemente è detta povertà; anche nell’abbondanza dei beni di questa terra niente è più da evitare del contagio della superbia. Chi non ha danaro né straordinarie disponibilità finanziarie non ha di che insuperbirsi. Se pertanto chi non ha di che insuperbirsi non viene lodato per il fatto che non si insuperbisce! chi ha di che insuperbirsi venga lodato per il fatto che non si insuperbisce. Ma perché lodare il povero umile, che non ha di che insuperbirsi? Chi invece potrà sopportare uno che insieme è indigente e superbo? Loda il ricco umile, loda il ricco povero. Così vuole i ricchi [S. Paolo], il quale scrivendo a Timoteo dice: Raccomanda ai ricchi di questo mondo di non essere orgogliosi [1 Tim 6,17]. So che cosa dico: raccomanda ad essi queste cose. Hanno infatti ricchezze che inducono interiormente alla superbia, hanno ricchezze nelle quali è difficile essere umili. Guarda Zaccheo che possiede grandi ricchezze, capo dei pubblicani, che riconosce i suoi peccati, piccolo di statura e d’animo ancor più piccino. Egli sale su un albero per veder passare colui che per lui sarebbe stato appeso alla croce. Guardalo che dice: Metà delle mie ricchezze le distribuisco ai poveri. [Lc 19,8] Ma sei molto ricco, Zaccheo, sei molto ricco! Dài una metà; l’altra metà perché te la conservi? Perché se ho frodato qualcuno, gli restituisco il quadruplo». [Agostino, serm. 14,1-2]

Domani proseguiamo la lettura.

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